Carnevali in provincia di Oristano: 5 appuntamenti da conoscere

Quando si parla di Carnevale in Sardegna, le prime immagini che potrebbero venire in mente sono quasi sempre quelle dell’entroterra barbaricino, nel nuorese. I famosi Mamuthones, le maschere nere, i campanacci.

Ma anche la provincia di Oristano ha una tradizione carnevalesca lunga e molto viva, fatta di eventi diversi tra loro, con caratteri ben distinti, che vale la pena vedere almeno una volta nella vita. (E poi una seconda. E magari una terza.)

Da Oristano a Bosa, passando per Santu Lussurgiu, Seneghe e Samugheo, il Carnevale cambia forma da paese a paese. Può essere elegante o caotico, rituale o popolare, ordinato o completamente fuori controllo. Una cosa però non cambia, qui il Carnevale è ancora una festa sentita e vissuta prima di tutto da chi ci abita.

Tutti questi eventi si svolgono al massimo a un’ora di distanza dal Nurapolis. Scegliere di fare una vacanza invernale qui significa anche questo. Scoprire un lato meno raccontato della Sardegna, fatto di piazze piene, cibo buonissimo, tradizioni che resistono e appuntamenti che, anno dopo anno, attirano un pubblico sempre più numeroso.

Sartiglia

su componidori alla sartiglia di oristano

La Sartiglia si svolge a Oristano. È uno degli appuntamenti più sentiti del Carnevale in questa zona e dura sempre tre giorni: domenica, lunedì e martedì. La domenica la corsa è organizzata dal gremio dei contadini, il martedì da quello dei falegnami, mentre il lunedì è dedicato alla Sartigliedda, la versione per i più giovani.

Il protagonista assoluto è Su Componidori, il capo corsa. La sua vestizione è un rituale lungo e molto preciso, compiuto dalle donne, le Massaieddas, guidate dalla Massaia manna. Da quel momento Su Componidori non è più una persona qualunque, ma una figura simbolica che ha il compito di guidare la corsa. 

Dopo la benedizione della folla, Su Componidori apre la corsa tentando per primo di infilzare con la spada una stella sospesa. Subito dopo seleziona i cavalieri che parteciperanno alla giostra. La corsa alla stella è il momento più atteso, i cavalieri, lanciati al galoppo, cercano di centrare la stella con la spada o lo stocco. Secondo la tradizione, più stelle vengono infilate, migliore sarà il raccolto dell’anno. Seguono le pariglie, evoluzioni acrobatiche a cavallo che richiedono allenamento e coordinazione. I cavalieri si preparano per questo momento tutto l’anno. L’evento si chiude con sa remada, quando Su Componidori, disteso sul dorso del cavallo, percorre la pista benedicendo la folla. 

Intanto, fuori dal percorso ufficiale, Oristano è in festa. Il centro si riempie di persone, musica e tavolini all’aperto. Si mangia, si beve la vernaccia e ci si ferma a guardare, commentare e stare insieme. 

Sa Carrela ‘e Nanti di Santu Lussurgiu 

Il Carnevale di Santu Lussurgiu è legato alla corsa a cavallo chiamata Sa Carrela ’e Nanti. Il nome deriva dalla strada in cui si svolge la manifestazione, l’antica via principale del paese, oggi via Roma, che per l’occasione viene resa sterrata.

Il percorso è lungo circa 350 metri e attraversa il centro storico tra salite, discese, curve e tratti stretti. I cavalieri, tutti lussurgesi, partecipano da soli oppure in coppia o in tre. Le pariglie corrono unite, tenendosi per le braccia, e arrivano insieme. Anche la folla è parte integrante dell’evento, si dispone lungo il tracciato e si apre poco prima dell’arrivo dei cavalli, per poi richiudersi subito dopo il loro passaggio.

Secondo la tradizione, i cavalieri devono indossare una maschera oppure avere il volto dipinto. L’abbigliamento, chiamato sa mascherada, è ricco di colori e fantasia. Può richiamare costumi spagnoli, casacche da fantino o elementi dell’antico abbigliamento del paese, come il giubbotto in orbace, il corsetto di pelle e la berretta longa.

La manifestazione si svolge in tre giornate. La domenica e il martedì sono dedicate alle corse a pariglia. Il lunedì, conosciuto come il giorno della gallina, prevede una prova diversa, in cui i cavalieri devono colpire un fantoccio lanciati al galoppo. In questi giorni il paese si riempie, la corsa resta il centro della festa e intorno si continua a mangiare, bere e divertirsi.

Carnevale di Bosa

lungo fiume di Bosa

A Bosa il Carnevale è conosciuto come Karrasegare ed è, prima di tutto, una festa di comunità. Qui i ruoli si allentano e la satira prende spazio. Si canta, si scherza, si prendono in giro persone e situazioni, spesso improvvisando versi ironici sulle melodie dei canti tradizionali.

La festa comincia già una settimana prima del giovedì grasso, quando gruppi mascherati girano di casa in casa per sa palte ’e cantare. Si canta, si chiede cibo e da bere e, in cambio, si mettono insieme salsicce, formaggi, dolci e vino per il grande cenone. Il momento centrale arriva però il martedì grasso, quando tutta la comunità scende in strada mascherata.

Il protagonista è Gioldzi, o Re Giorgio, simbolo del Carnevale, rappresentato da un fantoccio di stracci con una botte per pancia. Intorno a lui si muovono le Attittadoras, vestite di nero, che fin dal mattino annunciano piangendo la sua morte con lamenti funebri cantati. Il pubblico non resta solo a guardare, viene coinvolto, chiamato in causa, spesso trascinato dentro la scena.

Nel corso della giornata si balla, si canta e si beve insieme, fino al cambio di scena del tramonto. Le maschere nere lasciano spazio a quelle bianche, le anime del Carnevale. Con le lanterne accese cercano Gioldzi, che viene poi bruciato in un rogo finale, simbolo di chiusura e purificazione. E la festa continua.

Carnevale di Samugheo 

Il Carnevale di Samugheo è probabilmente quello che più si avvicina ai Carnevali dell’entroterra nuorese. Qui le maschere sono centrali e il rito prende il nome di A Maimone, una tradizione legata al mondo agro-pastorale.

I protagonisti principali sono Su Mamutzone, S’Urtzu e S’Omadore. Su Mamutzone è una maschera silenziosa, con il volto annerito e il corpo coperto da pelli di capra e campanacci, che richiamano il mondo della pastorizia. S’Urtzu rappresenta la vittima del rito ed è vestito con pelli scure, mentre S’Omadore, il pastore, lo guida durante la sfilata.

Le maschere escono al calare della sera in diversi momenti del Carnevale. Il primo appuntamento è il 16 gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate. Ma il carnevale vero e proprio inizia poi il giovedì grasso con la vestizione e prosegue la sera del giovedì, della domenica e del martedì di Carnevale.

Il rito si svolge come una processione che attraversa il paese. I Mamutzones avanzano facendo risuonare i campanacci, mentre S’Urtzu viene guidato, colpito e fatto cadere più volte. La scena segue una sequenza precisa che richiama il ciclo della morte e della rinascita, legato alla fertilità della terra. Alla fine della sfilata, la festa continua in piazza con i balli.

A Maimone è anche un momento di incontro. Negli anni, accanto alle maschere di Samugheo, hanno iniziato a partecipare gruppi provenienti da altre zone della Sardegna, dalla penisola e dall’Europa. Il risultato è un Carnevale molto radicato nella tradizione, ma aperto allo scambio.

Carnevale di Seneghe

A Seneghe il Carnevale inizia il 20 gennaio, con i festeggiamenti in onore di San Sebastiano, patrono del paese. Da qui prende forma quello che viene considerato l’ultimo carnevale ballato della Sardegna, una tradizione che prosegue ogni domenica pomeriggio e sera, oltre ai giorni della Candelora, del Giovedì Grasso, del Lunedì e del Martedì di Carnevale, quando si balla sia al mattino che alla sera.

Il cuore della festa è il ballo tradizionale del paese, accompagnato dalla fisarmonica o dal canto a tenore nella forma locale di su ballu e cantidu. In piazza vigono regole precise: gli uomini si dispongono in fila, le donne invitano a ballare e, tra una danza e l’altra, avanzano lungo la fila per poter ballare con tutti.

Il ballo è aperto alle persone del paese, senza limiti di età. Chi arriva da fuori può partecipare rispettando le regole della piazza, ad eccezione del martedì mattina, quando sas andanzas sono riservate esclusivamente ai seneghesi in abito tradizionale.

Durante il Carnevale il comitato offre vino rosso ai presenti, a fronte di un’offerta libera; il martedì mattina si beve invece solo vino bianco. Negli anni è nata anche una festa spontanea, “Cofani aperti”: la mattina del Martedì Grasso, nelle strade intorno alla piazza dei balli, i bagagliai delle auto si aprono e diventano tavole improvvisate, tra vino e specialità fatte in casa, in un clima di condivisione molto sentito.

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